|
|
8 novembre
Uno di noi si racconta
pensieri ed esperienze personali di uno di noi
(Dal Tirreno, 03 novembre 2008):
Io, gay cattolico deluso dal Vaticano
«Un'umiliazione ingiustificata rifiutare il sacerdozio agli omosessuali»
di Mario Lancisi
PISA. Come sfondo del loro sito i gay cristiani di Pisa hanno scelto il suggestivo ponte di Mezzo ad indicare l'auspicio di un legame tra omosessualità e Chiesa.[ ....]« Rifiutare l'accesso al sacerdozio alla persona gay, agli occhi di chi, come me, è gay e cristiano, mi sembra una umiliazione ingiustificata», commenta Mauro Vaiani, 45 anni, [ ....] del gruppo di omosessuali cristiani «Il Ponte» di Pisa [ ....]Vaiani,è il protagonista del documentario di Alberto D'Onofrio «Confessioni di un gay credente», andato in onda su Cult, uno dei canali di Sky.Al Tirreno Vaiani ha espresso la sua delusione per il documento vaticano e ha raccontato la sua sofferta storia di omosessuale cattolico.
Cosa non le piace del documento vaticano? «L'idea che l'omosessualità sia una malattia, una devianza. No, è semplicemente una diversità. Nel messaggio cristiano la persona gay può realizzarsi e integrarsi pienamente. Il documento vaticano sa anche di resa: sembra la confessione che una parte della gerarchia ecclesiale non crede più nella vocazione alla castità». Perché? «Consentendo l'accesso al sacerdozio solo agli etero, forse ci si garantisce una convivenza più tranquilla dentro ai seminari, ma poi, dopo, fuori, ai preti etero mancheranno forse le tentazioni? Mi pare una scelta pruriginosa, un tentativo di dare la colpa agli altri, ai diversi, dei propri fallimenti educativi e spirituali. In una società aperta, dove la sessualità è così libera, si deve aiutare lo sviluppo di caratteri forti, personalità sincere, vocazioni vere».
In fondo la Chiesa ha sempre fatto una selezione dei suoi aspiranti sacerdoti... «Sì, ma queste linee hanno un fondo di cattiveria, estranea alla compassione cristiana, all'inclusione evangelica. Sono e saranno sempre tantissime le persone gay con una grande vocazione religiosa e con una capacità straordinaria di sublimare la propria energia sessuale e affettiva in una forte capacità di paternità e maternità spirituale. Eppoi c'è qualcosa di insincero e se si vuole anche comico: se dovesse essere inibito il sacerdozio agli omosessuali, i seminari sarebbero ancora più vuoti e tanti preti dovrebbero essere allontanati...». Conosce preti gay? «Ne conosco personalmente. Ce ne sono molti. Molti vivono in castità. Altri hanno rapporti clandestini. Né più né meno dei preti eterosessuali. Il problema non è la tendenza sessuale del prete, ma la sua fedeltà alla castità». Il documento vaticano si propone di affrontare alla radice il problema della pedofilia. «Si parte dal presupposto sbagliato che gli omosessuali siano portati a incorrere nella pedofilia più degli eterosessuali. Poiché la premessa è sbagliata, anche i risultati saranno sbagliati. I gay sono un facile capro espiatorio, ma intanto la pedofilia dilaga fra gli eterosessuali e nelle famiglie». Quando ha capito di essere gay? «Tra i 25 e i 32 anni. Prima di allora ho ripetutamente negato la realtà, angosciato dal sospetto di essere una persona sbagliata». Mai avuto rapporti sessuali con le donne? «Sì, con alcune, ma non avevo attrazione duratura nei loro confronti. Mi innamoravo invece continuamente dei miei amici di scuola e di parrocchia. Il fatto di vivere in un ambiente cattolico dove si chiedeva a tutti castità prematrimoniale, del resto, rendeva più facile nascondere sotto il tappeto la polvere delle mie incertezze sessuali». Come ha preso consapevolezza della sua condizione omosessuale? «Nel modo più semplice: guardandomi allo specchio e accettando di aprire gli occhi. Ho accettato la mia condizione omosessuale, finendola con le rimozioni, le ambiguità, i nascondimenti».
Cosa ha provato? «Angoscia, paura. Una certa educazione mi aveva trasmesso questa specie di macigno: gli esseri umani normali nascono maschi e femmine, destinati a unirsi. Poi ci sono i diversi, forse malati, forse perversi, i gay. E io ero uno di questi». Dopo la prova specchio cosa ha fatto? «Mi sono rivolto ad alcuni sacerdoti. Tra questi importante è stato don Domenico Pezzini, animatore del gruppo "La Fonte" di Milano, composto da cristiani omosessuali. Don Domenico mi ha aiutato a capire che non sono un figliastro di Dio. Anzi, mi ha aiutato a scoprire una cosa bellissima: l'omosessualità è una manifestazione della fantasia di Dio». Si è sentito rassicurato? «Mi è stata indicata una strada. Percorrerla non è stato facile. Per molto tempo sono rimasto solo. Con le donne mi rendevo conto che non aveva senso. Con gli uomini non avevo il coraggio di andare. Per fortuna avevo il mio lavoro, i miei studi, i miei impegni». La svolta? «E' accaduto alle Terme di Saturnia. Frequentando le vasche, mi accorsi che in un angolo c'erano altri uomini, miei coetanei, che facevano il bagno, un po' appartati. Mi metto a parlare e mi accorgo che erano come me. Anche loro avevano ormai passato i trent'anni. Anche loro erano soli. Anche loro in crisi con le donne. Qualche sera è successo che, oltre alla parola, allo scherzo, ci è scappato un abbraccio, un contatto. Grazie a loro ho cominciato a sciogliere l'iceberg. Uno di loro, un coetaneo maremmano, cattolico anche lui come me, è stato, lo posso dire senza vergogna, un mio primo grande amore». Se lei non fosse stato cattolico, le sarebbe stato più facile accettare la sua condizione gay? «Nella Chiesa si vieta ogni forma di sesso, con l'eccezione di quello matrimoniale. E' un peso difficile da portare. Non è sempre stato così, il mondo cristiano non è sempre stato così prigioniero di questo gelo moralista. E in futuro le cose cambieranno ancora, si tornerà a tradizioni più autentiche. Oggi nel mondo cattolico, per qualcuno sono ancora un problema, ma per molti, come uomo e come cristiano, sono considerato anche parte della soluzione». La sua famiglia e gli amici come hanno accettato la sua condizione di omosessuale? «Ho avuto sempre più paura io dei miei familiari e dei miei amici. Loro sono stati coraggiosi e semplici. Io purtroppo non sempre». Essendo lei una persona socialmente impegnata, ha avuto delle complicazioni in più? «Ero più visibile, più esposto, certo. Sia quando ero impegnato a Prato, che poi a Pisa. Sono cominciate le telefonate anonime, specie in prossimità delle elezioni... Ho temuto molto che mia mamma e i miei familiari potessero soffrire battute cattive o insulti. E' così che sono arrivato a fare in modo che tutti, prima che lo sapessero da altri, in modo pettegolo o malevolo, lo sapessero da me». Momenti belli, nella sua storia? «In primo luogo la riconciliazione con la mia identità cristiana, che devo a sacerdoti come don Domenico Pezzini. Poi il sostegno che ho ricevuto da amici e colleghi. Vorrei citare soprattutto Alessandro Antichi. Infine gli abbracci di mia mamma, che hanno significato rinascere una seconda volta...».
(03 novembre 2008)
24 octobre
Non potrei forse fare di ogni granello di sabbia un serafino radioso di purezza, di nobiltà e di amore? Non sono Io l'Onnipotente? E se mi piace lasciare nel nulla quegli esseri meravigliosi e preferire il povero amore del tuo cuore, non sono io padrone del mio amore? Figlio mio, lascia che ti ami, voglio il tuo cuore. Certo, voglio col tempo trasformarti, ma per ora ti amo come sei... e desidero che tu faccia lo stesso; Io voglio vedere dai bassifondi della miseria salire l'amore. Amo in te anche la tua debolezza, amo l'amore dei poveri e dei miserabili; voglio che dai cenci salga continuamente un gran grido: "Gesù, ti amo!". Voglio unicamente il canto del tuo cuore; non ho bisogno né della tua scienza, né del tuo talento; una cosa sola mi importa: di vederti lavorare con amore! Non sono le tue virtù che desidero; se te ne dessi, sei così debole che alimenterebbero il tuo amor proprio; non ti preoccupare di questo. Avrei potuto destinarti a grandi cose; no, sarai il servo inutile; ti prenderò persino il poco che hai... perché ti ho creato solo per l'amore. 7 octobre L'identità sarà il tema del secondo anno insieme del gruppo Il Ponte di Pisa, nell'anno comunitario 2008-2009. Vivremo la novità e approfondiremo la scoperta del nostro essere omosessuali credenti in Gesù Cristo, qui in Toscana, oggi.
La nostra ricerca sull'identità sarà, da subito, fondata sulla costruzione di comprensione, condivisione, compassione, attraverso una serie di incontri con donne, uomini, esperti o testimoni, pastori o laici.
2 septembre Siamo un gruppo di persone che cercano di vivere l'armonia tra la propria omosessualità e la fiducia in Gesù Cristo, Liberatore.
Siamo diversi, per età, educazione, condizione sociale.
Anche noi vogliamo scavare nella nostra umanità, vissuti, gioie e angosce - vero campo del Signore! - alla ricerca della "perla preziosa" che illumini di senso i nostri giorni.
Ci proponiamo di partire e di avere come meta, da omosessuali, l'intimità dello stare con Cristo, nella preghiera, nell'ascolto del suo messaggio, avanzando per le vie accidentate del mondo sinceri, onesti, sereni.
Abbiamo bisogno di compagni e compagne di strada!
Noi crediamo però che Gesù-Verità non sia un complesso di formule, fatte apposta per dire chi ha ragione e chi ha torto, chi è santo e chi è peccatore, ma un compagno che ci chiama a stare assieme anche quando si hanno idee eterogenee, desideri e aspirazioni diversi, concezioni differenti dell'esperienza religiosa, etica, politica, purché vi siano rispetto reciproco, riconoscimento dei propri limiti, voglia di crescere nell'ascolto, nell'amicizia, nell'amore.
La diversità, la pluralità è arricchimento e non disagio: ogni scontro può diventare incontro!
Ma abbiamo una nostra proposta - non un imposizione! - da fare.
Lungo il cammino dare la mano a Chi "annullando per mezzo della sua carne la legge fatta di prescrizioni e di decreti" (Ef 2,15), ogni giorno, da duemila anni, ci ripete: "non c'è più Giudeo ne Greco, non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù" (Gal 3,28). 28 août
Un anno fa era solo un idea: creare nella zona di Lucca-Pisa un guppo analogo a Kairos di Firenze. Oggi è una realtà: è nato un nuovo piccolo gruppo di credenti omosessuali all'ombra della torre di Pisa. Vogliamo essere "il ponte" per quanti cercano di conciliare fede e omosessualità, mettendo in comune il proprio vissuto per fare pace con se stessi perchè "Due valgon meglio d'un solo, perché sono ben ricompensati della loro fatica. Poiché, se l'uno cade, l'altro rialza il suo compagno; ... una corda a tre capi non si rompe così presto" (Qoelet 4,9-12)
|
|
|
|